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Come sottomettere una donna

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L’arte di sottomettere una donna in un contesto BDSM si fonda su intelligenza e rispetto, capacità di osservazione e di fare leva su alcuni elementi che molto spesso si trovano nascosti anche nel carattere più difficile.

Sta poi allo stile del master bdsm l’implementazione effettiva della sottomissione e un osservatore esterno potrebbe ad esempio trovarsi di fronte ad un comportamento al limite del violento, senza capire che in realtà dietro c’è un lavoro di osservazione minuzioso e molto attento.

Capire la propria schiava per sottometterla

Ogni schiava è differente dalle altre, ha le sue fantasie e le sue esigenze e non si può creare un modello unico da seguire ciecamente, anzi è sbagliato applicare in maniera pedissequa un metodo letto su qualche blog, anche perché spesso gli autori fanno riferimento esclusivamente alla loro esperienza.

Innanzitutto una buona sottomissione parte da una base approfondita di cultura e dalla capacità di leggere i piccoli indizi. Rispetto ad un corteggiamento tradizionale, una schiava vuol farsi sottomettere e quindi si parte già relativamente avvantaggiati, ma la sensibilità è tutto.

Può bastare un passo falso per rovinare un lavoro accurato per la creazione della condizione ottimale per la sottomissione totale di una donna. In realtà il gruppo delle fantasie di base non è ampissimo e salvo casi eccezionali è possibile partire da questo.

I casi più diffusi sono la dominazione sessuale propriamente detta, cioè la presenza di qualcuno che deve essere soddisfatto fisicamente della completa concessione della donna.

Poi ci sono le punizioni corporali, come le sculacciate che sono tra le preferite e le frustate, soprattutto se accompagnate a livello verbale da spiegazioni molto severe e ben precise, che facciano leva sull’ego della sub, accusandola di disobbedienza o sciatteria, specie quando sia palesemente falso.

Essere legate e immobilizzate ovverosia alla mercé di qualcuno è un’altra fantasia che coinvolge molte donne, in particolare se fa parte di un gioco di rapimento, corredato da lingerie e posizioni di legatura che lascino esposti i seni oppure le mutandine. Il meccanismo è legato alla paura-desiderio di essere possedute dal cattivo di turno.

Infine, il sesso forzato ha molte sostenitrici, soprattutto quello orale dove il trucco sfatto è d’obbligo e l’anale. In molte amano la sottomissione tramite orgasmo forzato, specie se hanno problemi con la masturbazione.

Bisogna però sempre ricordare che nel mondo il BDSM ogni forma di dominazione è puramente consensuale e fa parte di un gioco. Ragionando da puristi il sesso fa parte della dominazione e non viceversa, è cioè uno strumento e non il fine.

La schiava si aspetta questo tipo di trattamento e lo desidera perché è cosciente del fatto che è un gioco che fa parte di un percorso che lei stessa ha deciso di seguire. Non è infatti possibile parlare di BDSM se non c’è completo consenso.

Una volta che si è stabiliti i limiti, tutelati dall’utilizzo delle safeword, il gioco può anche assumere contorni apparentemente sinistri, ma è e rimane, soltanto una finzione.

Ritualità e sicurezza

Bisogna prima esplorare i potenziali passi falsi per evitare di porre la sub di fronte ad eventi per lei traumatici, come ripercorrere ricordi che preferirebbe aver rimosso. Per questo occorre avere non soltanto una buona esperienza nell’ambito della dominazione, ma soprattutto un discreto grado di familiarità con la schiava.

In effetti in alcuni casi, il rituale della sottomissione BDSM è proprio pensato per ripercorrere situazioni spiacevoli ed effettuare un processo di catarsi per pubblicarle è superarle.

Semplificando al massimo, la sottomissione può essere sottile oppure con sfumature violente. Nel primo caso si tratta di fare un lavoro psicologico in cui la sub viene piegata un po’ per volta in maniera dolce, lavorando sui suoi punti deboli o meglio su quelli che lei ha deciso di esporre per questo gioco.

Sta al master agire proprio su di essi con gesti precisi, ma soprattutto con la sua autorità, che è l’elemento chiave. La schiava deve potersi piegare spontaneamente di fronte al meccanismo della volontà del suo master, che non fa nient’altro che interpretare i suoi stessi desideri rendendoli reali.

È possibile immobilizzare la sub utilizzando corde di vario tipo, bloccandole i polsi e impedendo completamente il movimento mentre si domina. In alcuni casi si procede persino legandola ad una sedia, al letto o a qualche strumento di tortura più o meno professionale.

In realtà non c’è strettamente bisogno di avere un dungeon attrezzato, ma serve semplicemente un po’ di fantasia per trovare delle funzioni fetish anche ad oggetti e spazi di uso comune.

È importante che si mantenga un livello di relativo distacco durante queste operazioni. Per sentirsi pienamente dominata la donna deve essere oggettificata, trattata con ogni riguardo, ma al tempo stesso con freddezza, come se non fosse desiderata sessualmente e fosse in realtà un suo compito implicito quello di ribaltare la situazione sottomettendosi.

Dominazione severa ma giusta

Serve molta attenzione quando si utilizzano le corde, perché il trucco per suscitare l’eccitazione è quello di farle scorrere molto liberamente fino al momento in cui vanno strette e solo in quell’istante far sentire lo scatto che genera il brivido.

Bendare una donna può essere molto utile per dominarla, perché non avendo più il rapporto visuale rimane straniata e cerca di interpretare con la sua fantasia i suoni che percepisce e i movimenti che la coinvolgono.

In alcuni casi invece a dominazione può essere più violenta, ma è solo scenica. Uno sculaccione ben assestato o persino uno schiaffo, anche se in questo caso bisogna avere un bel controllo e un ottimo grado di esperienza, hanno una valenza simbolica notevolissima.

La donna riesce a capire immediatamente che la quantità di forza che le è stata rivolta contro è soltanto una frazione infinitesima di quella che sarebbe potuta essere e che quindi è soltanto un gesto simbolico e di punizione.

A seconda dei casi può anche essere necessaria un’immobilizzazione severa utilizzando corde o altri strumenti, persino gogne e qua il processo di piegamento della volontà può essere molto più incisivo, anche con una buona componente verbale e allusiva, oltre che strumenti di tortura come cera calda o mollette..

Si possono utilizzare gli insulti e turpiloquio, ma siccome il BDSM ha le sue regole, questi devono essere contestuali al gioco e non reali. Serve un po’ d’occhio per capire se hanno fatto la giusta impressione o causato una reazione negativa.

Persino le umiliazioni e le torture devono essere parte delle fantasie della schiava e quindi conviene sondare il terreno con domande mirate ma molto circospette, perché non deve accorgersi della loro funzione.

Ad esempio se si dicesse alla propria sub che è una cagnetta e lei rispondesse maniera positiva, potrebbe essere l’inizio di un percorso in cui si spinge a interpretare un animale, si fa abbaiare, le si mette il guinzaglio ed altro.

Il grado di realismo, cresce con l’esperienza e se è destino che la sottomissione poi la porti a vestirsi come un peluche e a mangiare dalla ciotola, con educazione intelligenza e esperienza, si arriverà anche fino a questo punto.

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